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Alla folta platea l'autore ha raccontato la genesi del suo ultimo libro, che parla dell'avventura di Tiziano, giovane livornese alla prova del vero miracolo e del vero prodigio della vita, il cambiamento e la redenzione, dopo il folle assassinio di una vittima innocente...
Livorno: Alessio Santacroce ha presentato il suo terzo libro "Le Pietre di Padre Cenere (12 euro Ed. I Love Books) nell'auditorium della circoscrizione 1. Ed è stato un successo: in platea c'eranop tanti amici e affezionati lettori ma anche molte persone che hanno deciso di avvicinarsi alla scrittura di Santacroce.
Alla folta platea l'autore ha raccontato la genesi del suo ultimo libro, che parla dell'avventura di Tiziano, giovane livornese alla prova del vero miracolo e del vero prodigio della vita, il cambiamento e la redenzione, dopo il folle assassinio di una vittima innocente.
"E' un libro scritto e riscritto molte volte - dichiara Alessio intervistato da Monica Bani - con molto di autobiografico e tanti argomenti crudi, che non danno tregua al lettore in un viaggio all'interno del mostro che è in noi e al senso di colpa versa la speranza di essere una persona migliore". [...] (Simone Consigli)
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La storia si svolge alla fine degli anni quaranta, a Roma, e riguarda il caso di un coinvolgimento sempre più ossessivo di un medico legale alle prese con un caso di suicidio...
Da Il Messaggero, Ancona (08/03/2011)
SARA’ presentato venerdì alle 18 nella Pinacoteca comunale Francesco Podesti, il libro di Giovanna Bonasegale Il cancello bianco (I love books, 13 euro). La Bonasegale, romana, affermata storica dell’arte, con alle spalle l’esperienza pluriennale di direttrice di diversi musei pubblici italiani, in passato anche la nostra Pinacoteca, ha al suo attivo numerosi saggi. Il cancello bianco è il suo primo romanzo, ma non contiene incertezze, titubanze da opera prima. Il fascino che esercita non deriva tanto dall’intreccio narrativo, benché interessante e complesso, ma dal tipo di scrittura che riesce, nella sua impostazione classica, ad aderire non solo agli sviluppi narrativi, ma anche alle esplorazioni delle complessità interiori, senza giochi barocchi o enfatizzazioni melodrammatiche. La bellezza di questa scrittura forse è data proprio dalla sua inattualità. Una maniera di racconto che rifiuta l’immediatezza di tipo giornalistico o la semplicità riduttiva che comporta rinuncia ai preziosismi narrativi della lingua. La storia si svolge alla fine degli anni quaranta, a Roma, e riguarda il caso di un coinvolgimento sempre più ossessivo di un medico legale alle prese con un caso di suicidio, nei riguardi dei protagonisti del fatto di cronaca. La morte di un giovane bello, felicemente coniugato, buon padre di famiglia, circondato dalla stima e dall’affetto di parenti ed amici, che decide drammaticamente di interrompere il corso della sua esistenza con un colpo di pistola, finisce per rappresentare, agli occhi del medico, tutto immerso in una routine ansiogena per la rigida ripetitività dei tracciati professionali ed esistenziali, l’incursione dell’insondabile, dell’irrazionale, di ciò che sfugge ad un pieno controllo della coscienza. Sulle tracce di rivelazioni segrete, di enigmi da sciogliere il medico finisce per avvilupparsi via via nei fili delle sue stesse riflessioni, giungendo a sciogliere i nodi esterni – la vicenda del suicida – e complicando, invece, sempre di più i suoi percorsi interiori. Pur non essendo un giallo, il romanzo ne ha le sospensioni e le attese e soprattutto possiede la capacità della autentica letteratura di raccontare storie su storie, quelle inedite della vicenda e altre consolidate dalla grande letteratura. Ogni personaggio poi costituisce come una sorta di romanzo a sé, con allusioni a vicende che inducono il lettore a pensare che le loro parti meriterebbero una tessitura molto più ampia: è perché l’autrice ci fa capire che il vissuto degli uomini e delle donne è straordinariamente ricco ed degno perciò di essere salvato dalla parola e raccontato. Una sorta di riconoscimento alla capacità della scrittura di moltiplicare i mondi in cui possiamo vivere.
Antonio Luccarini
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intenso davvero intenso
serrato nella narrazione
infine straordinario
la lettera iniziale di francesco alla madre un pezzo di storia della letteratura per musicalità e drammaticità nella narrazione
e se il tao ci avverte di attenerci al nero-materia per conoscere il bianco-anima
allora giovanna mostra giusta saggezza e così
tutta la fisicità del libro si scioglie in bagliori improvvisi e taglienti come nel cancello bianco e nello spazio riservato alle cremazioni
appunto soglie
ma allora c'è da chiedere all'autrice se anche le labbra di valentina erano bianche?
Mariano Filippetta
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Il romanzo è pieno di piccoli dettagli -amministrati saggiamente- che arrichiscono la storia, ci commuovono sempre, e attirano la nostra attenzione. Non si può lasciare, dall'inizio alla fine, perché il modo in cui si raccontano le vicende è talmente incalzante che si desidera voler sapere sempre di più. Francesco, Umberto, Valentina, fanno adesso parte della nostra vita, perchè grazie alla sensibilità di Giovanna Bonasegale nel presentarli, hanno trapassato definitivamente le frontiere della carta stampata.
Pedro Coco
Sivglia (Spagna)
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Il Cancello Bianco è una narrazione avvincente, in una concatenazione di eventi che porta a procedere nella lettura. Anche i flash-back ben si inseriscono a illuminare situazioni psicologiche che aprono al seguito della vicenda. Il filo conduttore, il tema del leopardiano "pensiero dominante", è sempre lì presente non per deprimere lo spirito ma per aprire all'accettazione di un'esistenza dove i colori assumono una valenza in contrapposizione all'oscurità dell'abisso. Il rapporto con i genitori, condizionante per tutta la vita di ciascuno, specie nell'amore, è l'altro tema riaffiorante espresso con poche, validissime pennellate. Belle anche le citazioni sui poeti inglesi e le descrizioni di Roma. Come felicemente evidenzia il commento in copertina, l'ironia interviene a ristoro, insieme all'eleganza e all'amore. Senza umorismo non si può vivere. Il sognatore che vive colorando la realtà è un poeta e come tale finisce nelle mani di medici che lo devono "guarire". E' rappresentata benissimo la situazione dei creativi nel contesto di questo nostro mondo contemporaneo. Il finale, poi, accenna a temi molto presenti e problematici.
Non sono un critico letterario ma dal mio livello di utente posso solo dire: Complimenti! E avanti ancora!!!
Oscar Ducros
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La cronaca, i fatti, le mode degli anni Ottanta. Un decennio complesso, per l'Italia, difficile e indecifrabile, vissuto dalla prima generazione post-ideologica
Ai posti di comando arrivavano i trentenni, facce nuove che occupavano i vertici nelle radio, nelle televisioni, nelle agenzie di pubblicità, nella moda (nella politica no perchè di quella, allora, non fragava niente a nessuno). E l'Italia, guidata finalmente dai giovani si toglieva l'abito grigio per indossarne uno più colorato, più internazionale, magari scimmiottando un po' gli inglesi e americani, ma sicuramente adottando un proprio e ben definito stile. L'Italia cambiava, e lo faceva divertendosi
La cronaca, i fatti, le mode degli anni Ottanta. Un decennio complesso, per l'Italia, difficile e indecifrabile, vissuto dalla prima generazione post-ideologica; dove la leggerezza si contrappone alla pesantezza dei Settanta, dove l'evasione e il non-sense si sostituiscono all'impegno e alle ideologie. La cultura diventa usa e getta, si viaggia di più e si è convinti di essere moderni e cosmopoliti: in realtà si è un po' naif, provinciali che imitano lo yuppismo americano. E poi i giovani: una generazione educata a colpi di telefilm, di musica d'evasione, che non si ribella più ma, anzi, sembra perfettamente allineata al sistema. All'invasione britannica di dark e metallari, l'Italia risponde con il Paninaro nostrano, teenager che ha come obiettivo il benessere a tutti i costi. Chi è nato in quegli anni non ha fatto la guerra, non ha partecipato a scontri di piazza, non ha vissuto il terrorismo, né votato per il referendum sull'aborto. Ma ha dovuto ben presto scontrarsi con il falso mito della leggerezza...
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l libro racconta la cronaca degli anni Settanta, decennio che ha segnato, in modo indelebile, la storia del nostro Paese.
l libro racconta la cronaca degli anni Settanta, decennio che ha segnato, in modo indelebile, la storia del nostro Paese. Sono stati gli anni del terrorismo, della legge sul divorzio e sull'aborto, degli scontri di piazza e della crisi, sono nate le domeniche a piedi e le targhe alterne, le tv e le radio private. Anni in cui la generazione dei ventenni faceva domande alle quali, spesso, non veniva data risposta. Perché erano domande scomode, o perché, a quella generazione, non era consentito farle. Oggi, a distanza di quarant'anni, molte pagine degli anni settanta sono ancora di attualità: il processo di Piazza Fontana, il massacro del Circeo, l'omicidio di Pasolini, il rapimento di Aldo Moro, le gesta di Vallanzasca, la tv a colori e quella di Berlusconi... Sempre più spesso capita di guardare indietro, verso quegli anni, forse per cercare un ragionamento oppure per trovare la forza di uscire dall'ovatta che sembra foderare questo primo decennio del nuovo secolo.
Questa seconda edizione si avvale di una nuova prefazion scritta da Claudio Rocchi - cantautore milnese simbolo di quel periodo - nuovi capitoli, illustrazioni e diversi aggiornamenti.
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Gianni Morelli, al suo esordio come romanziere dopo essersi occupato per anni di guide turistiche e testi di geografia, si colloca in un territorio vergine per la narrativa italiana
Amori, altopiani e macchine parlanti
Il giovane Viani Deluca parte dall’Italia di inizio Novecento alla volta degli Stati Uniti ma in poco tempo la passione per la musica e l’amore lo porteranno in Sudamerica tra spiagge e miniere, villaggi di fango e teatri d’opera, guide indigene e bizzarri professori di musica.
Tra le pieghe di questi mille episodi, anche un inedito racconto della saga di Sundance Kidd e Butch Cassidy, in fuga dagli Stati Uniti e da un’epoca che volge al tramonto.
Gianni Morelli, al suo esordio come romanziere dopo essersi occupato per anni di guide turistiche e testi di geografia, si colloca in un territorio vergine per la narrativa italiana: quello del romanzo d’avventura tanto caro alla tradizione anglosassone, soprattutto americana.
L’operazione coglie nel segno: Amori, altopiani e macchine parlanti è un appassionante susseguirsi di storie all’interno di un’unica grande storia che è la rincorsa di un sogno.
Filippo Carrara
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Aquilegia
Netclipping by PRESSToday
Sat, 19 Sep 2009 05:55:00 +0200
Un doppio ritratto sulle coppie miste nella società italiana Carlo Capello LIBRI: GAIA PERUZZI, AMORI POSSIBILI, FRANCOANGELI, PP. 224, EURO 15; ROSA PARISI, ATTRAVERSARE CONFINI, RICOSTRUIRE APPARTENENZE, AQUILEGIA, PP. 248, EURO 15 Se l'immigrazione transnazionale e le nuove forme di famiglia rappresentano due simboli delle trasformazioni della società italiana, le coppie miste costituiscono il punto di tensione dove le due linee di fuga si incrociano. Quello dei matrimoni misti è un fenomeno in crescita, che tuttavia, nonostante alcuni lavori pioneristici, non ha ancora ricevuto sufficiente attenzione da parte degli studiosi. Contribuiscono a rimediare a questa carenza i due lavori di Gaia Peruzzi e Rosa Parisi, un duplice ritratto di famiglia da cui emerge la normalità delle coppie miste e la relatività della mixité sentimentale: tutte le coppie sono in certo modo miste, perché nascono dall'incontro tra due storie di vita differenti, ed è l a reazione dell'ambiente sociale a definire una coppia come mista. Dopo la disamina del concetto di mixité sentimentale, Peruzzi descrive le numerose sfide che le coppie miste si trovano ad affrontare. Le maggiori riguardano senza dubbio le reazioni della famiglia di origine dei partner, gli amici e la comunità, di segno sostanzialmente negativo. Le coppie miste infatti sono una sfida alle convenzioni endogamiche, di origine come di classe, del mercato matrimoniale. È significativo che la diffidenza dei genitori italiani sia dovuta per lo più a questioni di status, allo scarso prestigio sociale di un partner straniero, mentre è tra amici e conoscenti che affiorano più chiaramente motivazioni di carattere xenofobo. Inoltre le coppie miste si trovano di fronte alcuni nodi peculiari: i problemi maggiori all'interno della coppia non sorgono, come vorrebbe un certo senso comune, dalla differenza di religione, perché la secolarizzazione contribuisce a disinnescare le tensioni su q uesto punto; i conflitti sembrano semmai ruotare intorno ai ruoli di genere, perché gli uomini, italiani o stranieri, hanno difficoltà ad accettare le istanze di emancipazione delle loro compagne. Rosa Parisi affronta l'argomento della mixité sentimentale da una prospettiva lievemente diversa, a partire dal caso delle coppie italo-marocchine. Il libro si concentra su due argomenti principali, i processi di «familiarizzazione» che coinvolgono il partner straniero e la ricorsività tra pubblico e privato all'interno dello spazio familiare. I due aspetti si intrecciano nel «familismo legale» che caratterizza la legislazione italiana sulla cittadinanza, per via del quale quest'ultima appare come un affare di famiglia, come un'eredità o una dote e il matrimonio con un cittadino italiano si configura come la via più semplice verso lo stato di cittadino. L'autrice indaga la vita delle coppie italo-marocchine analizzando alcuni punti chiave, in particolar modo il cibo, quale mezzo di espressione di vicinanza e di conflitto all'interno della coppia, e la parentela nella cultura marocchina, col fine di mostrare le differenze e le analogie rispetto al nostro modo di vivere i legami famigliari; concentrandosi, infine, sul tema delle leggi sulla cittadinanza, quali mezzi simbolici per costruire confini, e sui processi quotidiani di «sconfinamento» vissuti all'interno della famiglia mista. In un periodo come l'attuale, in cui il governo con il suo decreto sicurezza tende a impedire anche la mixité coniugale, queste ricerche, che affrontano seriamente le difficoltà e le opportunità di comunicazione interculturale all'interno delle coppie miste, dissipando tanti luoghi comuni, sono ancora più necessari.
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