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CENTONOVANTUNO CAPPOTTI. Inediti garibaldini dalla Terra di Lavoro

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CENTONOVANTUNO CAPPOTTI. Inediti garibaldini dalla Terra di Lavoro

Autore: Aurora Delmonaco
Editore: Zona

Prezzo: 10,00 Eur

Anno: 2011
Formato: 21 cm
Pagine: 86
Genere: Saggistica
ISBN: 978 88 6438 199 2

“Intanto per venire al filo del racconto delle mosse speciali della Legione del Matese, e per meglio chiarire certi fatti al cronista della Verità, dò un rapido cenno della creazione della nostra Legione e le operazioni da essa eseguite fino alla battaglia del 1° ottobre. Ricordo che io reduce dalla galera di Procida alla fine di giugno con altri amnistiati, il Comitato Supremo garibaldino di Napoli ne fece sentire che ci fossimo ritirati nelle rispettive provincie, per far parte dei Comitati provinciali, coll'incarico di promuovere l'insurrezione; come di fatti nei primi giorni di luglio il Comitato centrale di Terra di Lavoro, si era già costituito in S. Maria, sotto gli occhi dei regi, presieduto dal distinto Salvatore Pizzi. Contemporaneamente il Comitato supremo di Napoli nominava nove cittadini di Terra di Lavoro fra i più conosciuti liberali ed addetti alle armi, col nome di Capi di Brigata, e questi furono a quanto ricordo i Signori Torti e Stocchetti di Piedimonte d'Alife, Campagnano, Zona, io ed altri che non ne rammento i nomi. Ognun di noi si pose all'opera per l'arrolamento di volontari. Poscia nel mese di agosto, il Comitato di Napoli ordinava a quello di S. Maria che, fra i nove Capi di Brigata della provincia ne avesse eletti due col nome di capi di spedizione; e fattasi la votazione risultò il Sig.r Campagnano ed io, e che il nome del Corpo che andavamo a costituire avesse preso il nome di Legione del Matese” (lettera di Giuliano Iannotta al Direttore de La Verità). I testi che qui si presentano, scritti nel 1879, sono stati scoperti per caso più di un secolo dopo che erano stati nascosti in un solaio. L'autore è Giuliano Iannotta (1826 – 1885), capitano della Legione del Matese, una formazione volontaria che si organizzò nell'agosto 1860 per affiancare in Campania l'Esercito meridionale di Garibaldi. Giuliano Iannotta era stato condannato a morte per aver preso parte ai moti napoletani del 1848. Commutata la pena, fu inviato per vent'anni nel carcere di Procida da cui uscì per amnistia alla fine del giugno 1860. Riprese subito i contatti con i comitati insurrezionali, partecipò con la Legione all'ultima battaglia sul Volturno e poi allo scontro con gli insorti reazionari di Isernia. Nella rotta di Pettoranello fu fatto prigioniero e inviato a Gaeta da dove uscì nel successivo mese di novembre. È uno strano caso che questi scritti, che volevano rammentare ai contemporanei del 1879 gli eventi vissuti dal capitano e dai suoi compagni nel 1860, vengano presentati adesso, al compimento dei 150 anni dell'unificazione italiana, ricordando gli sfondi complessi in cui vanno inseriti, le diverse correnti del liberalismo che attraversavano il paese da nord a sud; l'impatto fra il volontarismo impulsivo delle Camicie rosse, l'audace tattica dell'irregolare Garibaldi e le crepe profonde dell'esercito di un re avviato alla sconfitta che segnò l'ultima battaglia; e, ancora, la parte avuta in queste vicende dalla borghesia che si stava formando nel regno, e la resa dei conti tentata dalla parte borbonica facendo presa sulla collera dei senzaterra esplosa nella transizione verso il nuovo regime. Giuliano Iannotta assisteva, così, all'aprirsi della ferita meridionale nello stato unitario. Si disse di lui: “sapeva che dall'attitudine degli uomini viventi secondo l'altezza de' tempi dipende il progresso di un popolo e di una nazione”.

Questo prodotto è stato aggiunto al nostro catalogo il Monday 08 October, 2012.
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