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Tracce di mediazione

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Tracce di mediazione

Editore: Zona

Prezzo: 15,00 Eur

Anno: 2016
Formato:
Pagine: 140
Collana: Mediazione comunitaria
ISBN: 978-88-6438-670-6

Si dice ci siano incontri che cambiano la vita, ma, forse, è la vita che porta necessariamente ad alcune scoperte.

Così, dal banale incontro tra una professionista e un cliente, dalla necessità di interpretariato per un progetto transnazionale, percorsi e storie differenti si sono incrociati, come per miliardi di altre vite, innescando svolte che a noi piace pensare già scritte, ma che certamente non avremmo mai immaginato.

È da una di queste svolte che siamo arrivati a curare il volume che proponiamo, da una forte contaminazione che, attraverso la condivisione delle attribuzioni di senso alle reciproche esperienze, ci ha portato a un orizzonte comune.

Eravamo, allora, una l’interprete e traduttrice e l’altro il responsabile di un progetto europeo; le svolte umane e professionali originate da quell’occasione hanno portato la prima ad abbandonare la professione in favore dell’insegnamento universitario e della ricerca, e il secondo ad accogliere nuove responsabilità e far crescere sempre di più la dimensione culturale del proprio lavoro sociale.

La condivisione costante dei cambiamenti nelle nostre vite ci ha portato a riflettere sull’approccio comune alle rispettive professioni, sullo stile lavorativo e sulle continuità delle rispettive formazioni di mediatrice interlinguistica e mediatore familiare sistemico.

Probabilmente, all’inizio, ha influito un’inconsapevole necessità di “fare il punto” sulle nostre esperienze, ma, più semplicemente, crediamo che la nostra curiosità, unita alla sintonia del nostro sguardo sul mondo, ci abbia spinto a comprendere gli elementi comuni che emergevano dalla filosofia del nostro approccio a lavori apparentemente così differenti.

Iniziammo, allora, una sorta di pellegrinaggio nel maggior numero possibile, per le nostre risorse, di seminari, convegni e quant’altro.

Sin da subito abbiamo osservato il ricorrente bisogno di individuare le specificità dei singoli ambiti di applicazione della mediazione, rilevabile tanto nella tensione a definire e nominare varie specializzazioni (interprete comunitario, interprete nei servizi sociali, interprete nei servizi pubblici, mediatore culturale, interculturale, interlinguistico, linguistico-culturale, familiare, giuridico, comunitario, di strada, ecc.), quanto nell’elencare caratteristiche, competenze e funzioni. Abbiamo riscontrato che, spesso, tutto questo si accompagnava a “battaglie” per il riconoscimento di professioni e qualifiche, quando non alla definizione di tariffari o proposte di albi professionali.

Durante le nostre interminabili conversazioni, peraltro non ancora concluse, crescevano le perplessità, ci pareva che questa corsa alle rispettive specificità portasse con sé alcuni rischi, tra cui quello perdere di vista gli elementi comuni, e si addentrasse nei pericoli di una frammentazione che, sempre più, allontanava dai riferimenti culturali, indebolendoli.

Alla fine del 2004 iniziammo a scrivere il nostro primo articolo insieme, giusto per provare a fare ordine nelle nostre teste. Fummo molto aiutati da quest’esperienza, lo presentammo ad Alcalá de Henares, in Spagna, nel 2005, dove alcuni ci incoraggiarono trovando interessante la strada della contaminazione di esperienze professionali diverse nella ricerca di riferimenti culturali comuni, consentendo una lettura maggiormente articolata delle necessità di mediazione nei differenti ambiti.

Lo sforzo per dare seguito a questa esperienza ci portò al primo congresso mondiale di mediazione organizzato dall’Università della Sonora e tenutosi in Messico, a Hermosillo, nel novembre del 2005. Per noi questa fu una svolta decisiva, l’occasione di scoprire che attorno alla mediazione esisteva un dinamismo che ancora non avevamo trovato e, soprattutto, che il tema trasversale in tutte le plenarie e le sessioni parallele, dedicate alle differenti tecniche e ai diversi ambiti di applicazione, era “l’enfoque cultural de la mediación”.

Tornammo dal Messico confortati nella nostra ricerca, con le idee più chiare sul prosieguo del nostro lavoro e le agende arricchite di contatti e riferimenti, ma, soprattutto, sentimmo forte l’esigenza di creare collegamenti, mettere assieme l’esperienza di alcune delle persone che avevamo ascoltato, far circolare idee e conoscenze, mettendole a disposizione di tutti.

Questa è la strada che abbiamo percorso e che continuiamo a percorrere, in una ricerca che guarda alle possibili definizioni di mediazione e alla definizione delle mediazioni possibili, non con l’intento di chiudere per arrivare a un’unica accezione, ma con quello di scoprire la ricchezza di risorse e competenze che la sete di giustizia, la necessità di pacificare le relazioni umane e il bisogno di crescere nella capacità di comunicare ci spingono a creare.

Chi si occupa, come noi, di relazioni tra le persone, non può non tenere presente la loro complessità, le implicazioni sui sistemi e non avvertire la necessità di una dimensione multidisciplinare che aiuti nella comprensione, nella prevenzione e nell’intervento sulle difficoltà che ne derivano.

Questo libro rappresenta, quindi, un contributo per andare incontro a questa necessità.

Siamo davvero grati agli autori, Ramón Alzate, Genisa Prats, Francisco Raga Gimeno, Dora Sales e Juan Carlos Vezzulla, per aver messo i loro lavori a disposizione di questo progetto. Commentare in questa sede il contenuto dei loro articoli o presentarne un breve curriculum ci sembra limitativo e preferiamo lasciare che il lettore li conosca (o li riconosca) attraverso i loro scritti.

Un altro ringraziamento va a Stefano Padovano per aver raccolto la sfida di stendere le conclusioni. Abbiamo scelto di lanciarla a lui, criminologo e coordinatore dell’ufficio per la sicurezza dei cittadini della Regione Liguria, perché riteniamo che ci sia un profondo legame tra “l’enfoque cultural de la mediación” e i suoi incarichi scientifici e istituzionali, tra gli argomenti di cui si occupa e i contenuti dei saggi proposti dagli autori citati sopra.

 

Il loro contributo consente di conoscere e approfondire alcune delle esperienze secondo noi più interessanti nel campo della formazione alla mediazione, anche in ambiti specifici, della riflessione, dello studio e delle pratiche di mediazione dei conflitti. Il loro lavoro ci aiuta a comprendere l’importanza delle sfide che ci pone l’interculturalità e il potenziale di ricchezza che porta con sé e, soprattutto, ci invita a ricordare che l’incontro con le diversità, dalle più piccole alle più grandi, e i conflitti che ne derivano, costituisce un’opportunità di crescita, un’occasione evolutiva. Dipende da noi, da come sappiamo e sapremo coglierla, far sì che questo costituisca un arricchimento o un impoverimento; non è una novità, in fondo, per l’avventura dell’uomo, ma non sempre, purtroppo, siamo capaci di imparare dall’esperienza. (dall'introduzione di Danilo De Luise e Mara Morelli)

Questo prodotto è stato aggiunto al nostro catalogo il Wednesday 01 June, 2016.
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